Un ampio territorio, a tratti duro e selvaggio, che si apre dalla piana di Vignole Borbera e Borghetto di Borbera, fino a conquistare le cime più importanti della zona: l’Ebro (1699 m) e l’Antola (1597 m). Crocevia di gente, culture e vite, questa valle è da sempre luogo di incontro, e molto spesso anche di scontro; abitata dai Celti, dai Liguri, occupata dai Romani e resa ricca e prosperosa dagli Spinola e dai Doria, fu poi nel Novecento campo di battaglia su cui si fronteggiarono nazifascisti e partigiani. Qui, infatti, si consumarono alcune delle più cruente pagine della Resistenza e su queste strade il giovane Fausto Coppi, originario di Castellania, divenne leggenda.

alta val borbera
vista dall’alta val borbera

Partendo da Vignole Borbera, percorrendo la strada che corre lungo il corso del torrente che dà il nome alla valle, si giunge a Borghetto di Borbera; da qui si apre uno degli spettacoli naturali più suggestivi della zona: le Strette, una gigantesca gola ricca di anse e meandri, lunga quasi 10 chilometri, che arriva fino a Cantalupo Ligure disegnando un paesaggio di contrasti straordinari, dalle cime tondeggianti dei rilievi alle spaccature del fondovalle.
Partendo da Vignole Borbera, percorrendo la strada che corre lungo il corso del torrente che dà il nome alla valle, si giunge a Borghetto di Borbera; da qui si apre uno degli spettacoli naturali più suggestivi della zona: le Strette, una gigantesca gola ricca di anse e meandri, lunga quasi 10 chilometri, che arriva fino a Cantalupo Ligure disegnando un paesaggio di contrasti straordinari, dalle cime tondeggianti dei rilievi alle spaccature del fondovalle.
Si tratta di un’imponente forra profonda sino a 100 metri, scavata in millenni di storia sui fianchi della montagna, dal corso del Borbera. Una spaccatura che conferisce all’intera valle una curiosa forma a clessidra che, larga alle due estremità, si ristringe proprio in concomitanza con le Strette. In questo punto alcune aree attrezzate e una scala che consente l’accesso al torrente rendono la sosta davvero piacevole. È questa sicuramente la zona più caratteristica e famosa dell’intera valle, resa ancor più celebre dalle gesta dei partigiani; qui nell’agosto del 1944 si svolse la battaglia di Pertuso, uno degli episodi più crudi della Resistenza e oggi, a ricordo di quei giorni, è stata eretta la Stele della Pinan Cichero, il Monumento al Partigiano.

val borbera
il ponte di pertuso

Da Pertuso, si può raggiungere a piedi Roccaforte Ligure: un trekking di 4 ore circa, adatto ad escursionisti esperti nel tratto fino alla Croce degli Alpini, che percorre il cammino lungo la dorsale, lunga e spoglia, del Monte Cravasana (870 m).Da Pertuso, ritornando sulla strada principale, si sale verso Rocchetta Ligure, dove la valle si sdoppia alla confluenza tra il torrente Sisola e il Borbera. Il paese, poco più di duecento abitanti, riserva piacevoli sorprese; il centro storico, infatti, è dominato da un caratteristico gruppo di abitazioni quattrocentesche chiamate “marughi”, costruite sull’antica via del sale che collegava Genova con le città del Nord Italia.Da visitare sono inoltre il Museo della Resistenza, che conserva testi, documenti, fotografie, armi e oggetti del periodo tra il 1943 e il ’45, e Palazzo Spinola, costruzione seicentesca articolata su una grande corte centrale, oggi sede del Comune. Pochi chilometri per trovare, a Cabella Ligure, la magia di un’altra residenza nobiliare: Palazzo Doria, un castello importante per la sua posizione strategica, più volte rimaneggiato.Tracce romane, testimonianze rinascimentali e gli echi ancora vivi delle gesta partigiane: a ragione Roccaforte Ligure si può davvero considerare un museo a cielo aperto. Questo minuscolo paesino “conquistato” dopo aver lasciato le sponde del Borbera, e al termine di un’ardita salita di oltre 300 metri di dislivello, conserva illustri tesori del passato. Qui nel 1882 venne scoperta l’Ara delle Matrone, altare votivo in pietra arenaria, prova della presenza romana nella valle e uno dei più importanti ritrovamenti archeologici della zona, oggi conservato nelle stanze del Municipio.